Tormenta, Russell Banks: il gelo della violenza
Il grandissimo pregio di questo libro è la forza visiva. “Tormenta”, tradotto da Massimo Birattari, è un romanzo che non si legge, si guarda.
Girando le pagine si ha la sensazione di essere seduti al cinema, di fronte a un susseguirsi di scene che ci catapultano nella desolata provincia americana, in quel gelido New Hampshire fatto di notti solitarie e lunghissimi inverni nevosi, di bar fumosi e alcol.
Il protagonista è Wade Whitehouse, uomo tormentato, con un doloroso divorzio alle spalle, alle prese con l’odiato lavoro come ruspista e quello, mai adeguatamente apprezzato dalla comunità, di poliziotto part-time.
Il ritmo della narrazione è opprimente, si stringe in cerchi concentrici intorno a noi, mentre seguiamo l’inarrestabile declino di Wade, intrappolato tra il desiderio, ostacolato dalla ex moglie, di essere un padre migliore per la figlia, e i ricordi di un’infanzia marchiata a fuoco dalle violenze del padre.
Ci sembrerà di averli già visti in qualche pellicola a stelle e strisce i personaggi di questa storia, ma, sebbene lo scenario possa sembrarci familiare, la trama e l’intreccio sono geniali.
In un continuo alternarsi dei tempi della narrazione, il lettore viene trascinato nello stato mentale, sempre più allucinato, di Wade. Noi non vogliamo sapere cosa ne è stato di lui, perché quello ce lo svela sin dalle prime battute il fratello minore, Rolfe, che è la voce narrante. Quello che bramiamo sapere è cosa sia successo nella testa di Wade per averlo condotto a quella valanga di eventi che travolgerà la sua vita e quella delle persone a lui vicine.
Una folla corsa verso la distruzione
Tormenta è un libro dalla scrittura ipnotica, niente vertiginosi approfondimenti della psiche dei personaggi, niente disquisizioni filosofiche, ma solo fatti, avvenimenti, scene che soggiogano i personaggi e ne determinano il cambiamento.
L’elemento scatenante è un incidente di caccia, dopo il quale non possiamo fare a meno di inseguire l’autore in una folle corsa verso un finale che appare sempre più come un dirupo dove andrà a schiantarsi il protagonista, trascinandosi dietro il lettore, che non riesce, in nessun punto, a tirare il freno a mano.
Tormenta è un viaggio a duecento all’ora verso l’abisso della violenza maschile e del trauma domestico che si tramanda di generazione in generazione, senza via di scampo. È una spietata immersione nelle dinamiche familiari distruttive, nel ribaltamento dei ruoli tra vittima e carnefice, mentre sentiremo sulla pelle, dall’inizio alla fine, il gelo del New Hampshire e quella tormenta che è soprattutto terremoto emotivo del protagonista.
Ed è una riflessione profonda sull’incapacità di liberarsi dalla trappola demoniaca delle proprie origini familiari.
IL VINO
Lettura da abbinare a un Gattinara DOCG, vino montano, minerale, spigoloso e dal tannino graffiante, come il carattere di Wade.
LA CITAZIONE
“Wade, tuttavia, credeva ancora nell’amore. Vale a dire, era riuscito a conservare, anche dopo i quarant’anni, una vision

e romantica dell’amore. Così guardava a quei pochi rapidi anni tra l’adolescenza e la giovinezza, quando lui e Lillian erano felici anche solo di trovarsi insieme nella stessa stanza, come al modello al quale commisurare tutto il resto della sua vita. E al confronto del bagliore caldo e dorato di quegli anni, la sua vita presente gli appariva cupa e fredda e terribilmente impoverita”.



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