La ragazza della solitudine
I processi condotti dal Tribunale dell’Inquisizione per reprimere presunte pratiche di stregoneria appartengono a una delle pagine più vili e vergognose della Storia. Le vittime venivano barbaramente torturate per estorcere loro una confessione, e finivano spesso bruciate vive. Si trattava quasi sempre di donne, anche giovanissime, di umili origini, povere e senza alcuna possibilità di difendersi. La denuncia partiva sovente dal popolo, che attribuiva loro poteri malefici anche solo per giustificare carestie e malattie, a volte bastava un segno sul corpo, come un neo o una voglia, ad alimentare il sospetto di incursioni diaboliche. In molti casi si trattava di donne che usavano sapientemente erbe ed altri rimedi naturali.
In questo intenso romanzo di Graziella Monni, La ragazza della Solitudine, le vicende della guaritrice Perdìtta Basinquedo, accusata nel 1605 di stregoneria dall’Inquisizione, si intrecciano, in un respiro che travalica i limiti del tempo, con quelle di Anna, una giovane nuorese il cui padre è stato mandato al confino dalle milizie fasciste.
Il rintocco della campana della Chiesa della Madonna della Solitudine provoca sempre una strana inquietudine in lei e nella famiglia del padre, senza alcuna ragione apparente.
Con mano sicura, l’autrice conduce un doppio filo narrativo grazie al quale le figure di Perdìtta e Anna si fanno archetipi della resilienza femminile alle ingiustizie della Storia e il romanzo diventa ricerca di una verità in grado di sciogliere i nodi familiari, illuminando le zone oscure del non detto e delle passioni taciute.
In una Sardegna aspra e ostile, che si fa specchio degli stati d’animo dei personaggi, all’interno di una Solitudine che è insieme sentimento e luogo fisico, Graziella Monni dà vita a un’opera che nasce come un grido di dolore, per poi assumere le connotazioni dell’urlo di battaglia, presentandoci figure femminili fiere e indomite.
Tra le maglie di una scrittura asciutta e vibrante al tempo stesso, che sembra quasi fare un rispettoso passo indietro rispetto alla drammaticità delle vicende narrate, emerge un lirismo delicato, al quale è affidato il compito di farsi memoria, denuncia e canto antico.
E così, il rintocco della campana si fa alla fine mistero svelato e catarsi di un’intera stirpe familiare.
IL VINO
Il vino da abbinare a questa lettura è un Nepente di Oliena DOC: fiero, caldo e strutturato, denso come la scrittura di Graziella Monni.
LA CITAZIONE
“A Nuoro, invece, ogni cosa era dura come il granito del Monte Ortobene, che svettava immobile sulla piccola città e sulla casa dei Manca, spuntata ai suoi piedi come un fungo sulle radici affioranti di un albero. Elias diceva sempre di non aver mai ricevuto una carezza da parte del proprio padre, nuorese tutto d’un pezzo, e la distanza dei corpi era stata la cifra del loro continuo scontro nello spazio familiare”.




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