Tre nomi, Florence Knapp
- Michela Bilotta
- Apr 18
- 2 min read

Tre nomi, Florence Knapp. E se una sola decisione cambiasse il corso della propria vita?
Il meccanismo delle sliding doors, ovvero le diverse situazioni nelle quali viene a trovarsi un personaggio a seconda della decisione che prende, è stato più volte usato sia in letteratura che nel cinema. Nel romanzo Tre nomi, caso editoriale all’estero e in cima alle classifiche di vendita anche in Italia, questo congegno narrativo viene sapientemente gestito attraverso la stesura di tre storie parallele che narrano le vicende degli stessi personaggi in tre diverse possibilità di vita. Ma qual è lo snodo, il bivio dal quale si diramano queste tre differenti direzioni?
Si tratta di un episodio apparentemente banale, ovvero il nome che viene dato dalla madre, Cora, al figlio appena nato. Il marito vuole imporgli il nome di Gordon, che è quello di tutti i maschi della famiglia. Cora vorrebbe chiamarlo Julian, affascinata dal suo significato di “Padre del cielo”, ma è anche tentata di accontentare la figlia, che preferirebbe chiamare il fratellino Bear. Si reca, quindi, all’ufficio anagrafe e da qui la storia si divide in tre percorsi distinti.
TRE VITE SEGNATE DALL’ABUSO DOMESTICO
Nell’ottima traduzione di Federica Merati, questo romanzo descrive senza orpelli la violenza domestica, quella fatta di abusi fisici e psicologici, di controllo, di giorni schiacciati in un’annichilente asfissia. Cora cammina in punta di piedi, quasi un beffardo riferimento al suo passato di ballerina, attenta a non destare le ire del marito e, come un’equilibrista, cerca di impedire il realizzarsi di un destino che sembra ineluttabile.
Di questo libro ho apprezzato in particolare la scrittura, soprattutto nella prima parte, per l’utilizzo di metafore non abusate e la creatività narrativa. Forse, dopo l’inizio così impattante, il resto della storia non sempre riesce a mantenere alta la tensione, tuttavia l’autrice sa condurre il meccanismo narrativo al di là del mero esercizio di stile, esplorando tre diversi volti della sofferenza e tre differenti dinamiche di superamento, sebbene mai completo, del dolore.
Altro pregio del romanzo, la coesione emotiva delle tre storie che, seppur diverse, custodiscono intatto il fulcro della narrazione, ovvero gli effetti catastrofici della violenza domestica sulle vite delle persone che la subiscono, anche quando sembra che riescano a liberarsene.
IL VINO
Il vino da abbinare a questa lettura è un Primitivo di Manduria nelle tre versioni base, riserva e dolce DOCG, un unico vino che, a seconda della lavorazione e del processo di invecchiamento, assume nomi e caratteristiche diverse.
CITAZIONE
“E adesso arriva quella parte, quella in cui ci si sente come una persona che ha paura dell’altezza, come qualcuno che, in cima a una scala, è così sicuro di cadere che ha l’impulso di saltare per farla finita. Fa appello a tutta la forza che ha per non crollare ai suoi piedi e lasciare che lui la prenda a calci, per non cercare non tanto di sottrarsi all’inevitabile ma di sottomettersi, perché quell’anticipazione non fa che ritardare ciò che sta per arrivare, Cora lo sa bene”.
LA RECENSIONE:
The BookAdvisor
Garzanti Libri



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