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L'aneddoto dei calchi

  • Writer: Michela Bilotta
    Michela Bilotta
  • Apr 18
  • 2 min read

La prima cosa a colpire in questo luminoso esordio di Maria Teresa Rovitto è la mostruosa padronanza della lingua che si fa argilla nella penna dell'autrice.

Con una rara capacità di restituire i pensieri e i sentimenti attraverso la scrittura, L’aneddoto dei calchi ci porta là dove tutto ha inizio: una performance artistica nella quale vengono simulati i corpi carbonizzati dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. È da qui che la vita delle due protagoniste, Livia e Zoa, che prendono parte a questo rivoluzionario taubleau vivant, si fa bivio e punto di non ritorno.

Le due ragazze restano intrappolate nell’ossessione della performance e iniziano a sentirsi incomplete, interrotte, quasi come se aver avuto il coraggio di far parte di un’opera d’arte ne compromettesse la vita reale; quasi come se avessero perso dei pezzi di sé nell’esposizione allo sguardo altrui, sottomettendosi alle richieste dell’artista e alla tasca degli acquirenti.


LA VITA CHE PRENDE FORMA DALL’ARTE

Alla stregua degli antichi, che temevano che la fotografia rubasse loro l’anima, le due amiche avvertono che la partecipazione alla performance ha consegnato le loro esistenze alla menzogna, in una sorta di ribaltamento tra realtà e finzione. Con una prosa nitida, profondissima e brillante, che dà vita ad accostamenti e similitudini spiazzanti, l’autrice usa la lingua come uno scalpello, grazie al quale intaglia forme e costruisce capolavori.

Livia e Zoa cercano la propria identità tra i labirinti dei propri desideri e delle aspettative altrui e, sebbene le loro vite si separino, i loro destini restano legati dal ricordo pastoso e indelebile dell’esperienza che hanno condiviso. E così i giorni si fanno disperato tentativo di riappropriarsi di quella parte perduta per il mondo, quel pezzo di identità di cui avvertono la mancanza come un arto tagliato.


"L’aneddoto dei calchi" è una sorprendente opera sull’arte, sulla percezione e la distorsione del corpo, sulla possibilità di far nascere la vita dalla psicosi nichilista dell’arte. Difficile trattenere lo stupore ammirato di fronte a una lucidità di prosa senza uguali: ci sono passaggi che si leggono la prima volta con sorpresa, la seconda con gratitudine, consapevoli di essere stati messi a parte dell'universo emotivo delle protagoniste attraverso una lingua che, mentre prende forma, diventa sostanza. E si fa essa stessa cosa, e avvenimento, e grido, e meraviglia.


La scrittura di Maria Teresa Rovitto è densa, quasi appiccicosa, ti resta attaccata addosso come la vernice che, ricoprendo i corpi di Zoa e Livia, ne scopre i vuoti, esponendoli per sempre alla vita.

Leggetelo: che lo amiate o meno, non avrete mai letto nulla di simile.


IL VINO

Lettura da abbinare a un Etna Rosso DOC, vino dalla forte impronta vulcanica, che richiama la cenere, la pietra e la memoria, mentre la sua eleganza rievoca il lato contemplativo dell’arte.


 
 
 

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Chi sono

Mi chiamo Michela Bilotta, sono nata a Salerno, ma vivo da oltre dieci anni a Bruxelles, dove mi occupo di comunicazione e ufficio stampa. Ho pubblicato guide turistiche, racconti, manuali per concorsi a cattedra.  La Metrica dell'oltraggio è il mio primo romanzo.

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