Scialacca, storia di redenzione e perdono.
- Michela Bilotta
- Oct 28
- 2 min read
Quando il desiderio di rinascita sconfigge gli spettri del passato.
Scialacca è un romanzo incentrato sui temi del ritorno, della famiglia, del silenzio, delle ferite del passato. Dopo quattro anni di assenza, Francesco torna nella casa di famiglia, portando con sé un bagaglio di silenzi, bugie e rimorsi. Al suo fianco c’è Aria, una ragazza albina alla quale è stato affidato il compito di aiutare Francesco nel suo percorso di disintossicazione. Anche lei sembra celare nello sguardo dolorosi segreti. Alla gioia dei genitori, che accolgono Francesco senza fare domande, riannodando con naturalezza l'antico legame, si contrappone l’ostilità di Gillo, il fratello, che non gli ha mai perdonato un tragico episodio del passato.
Sono i muri emotivi a intrecciarsi nelle dinamiche dei personaggi attraverso un linguaggio fortemente evocativo, capace di intense modulazioni interiori e originali metafore.
La Scialacca, che dà il titolo al romanzo, rimanda a un luogo fisico e metaforico insieme: la fabbrica di fuochi d’artificio della famiglia, ma anche un angolo dimenticato, dove nell’acqua ferma restano impigliati i legami lasciati in sospeso.
E poi c'è Celeste, una bambina piena di vita che, con il suo entusiasmo e la sua capacità di amare senza difese, diventa ponte tra i due fratelli, spinta di vita per Aria e simbolo di ciò che resta e della volontà incrollabile di guardare al futuro.
Di grande suggestione la descrizione dei luoghi fisici, che si fanno spazi emotivi all'interno dei quali stagnano antichi rancori e paure irrisolte.
Bravissima l'autrice nell'usare la concretezza materica della natura per veicolare stati d'animo complessi, dando vita a una prosa squisitamente sensoriale. Le tensioni familiari del romanzo risuonano universali e toccano le corde più intime di chi legge.
Una lettura consigliata a chi ama le storie di redenzione e perdono che si dipanano attraverso la necessità di abbattere i propri argini emotivi, per consegnarsi, disarmati, alle infinite possibilità della vita.
IL VINO
Il vino da abbinare è un Vermentino di Gallura DOCG, bianco minerale e salmastro, con sentori di macchia e di vento. Ha una nota salina e un finale amarognolo che ricorda la sabbia lasciata sulla pelle: elegante, ma con una malinconia sottile, proprio come la scrittura di Kristine Maria Rapino.
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