Destinazione errata, Domenico Starnone. Un messaggio inatteso spariglia le carte della vita.
- Michela Bilotta
- 21 hours ago
- 2 min read
È una sera come tante e il protagonista, sceneggiatore trentottenne felicemente sposato, è alla prese con i tre figli piccoli, mentre la moglie, Livia, è a un convegno di lavoro.
Tutto sembra procedere lungo i binari di una movimentata normalità: pannolini, bambolotti, capricci prima di andare a letto, informazioni da girare alla collega, Claudia, come lui alle prese con una sceneggiatura complessa. Ma nella concitazione del momento, lui manda alla moglie il messaggio di lavoro destinato alla collega e a quest’ultima quello destinato alla moglie: ti amo.
Mentre, imbarazzato, sta per chiarire l’equivoco, appare sul telefono la risposta della collega: finalmente ti sei deciso, anch’io ti amo.
Inizia così questo breve ma intenso romanzo di Domenico Starnone che, con la prosa asciutta ed elegante a cui ci ha abituati, tratteggia la crisi silenziosa di un uomo, intrappolato tra ambizioni mancate, responsabilità familiari e un senso profondo di inadeguatezza. Il protagonista, non a caso senza nome, racconta in prima persona il proprio sbigottimento, le proprie paure e il vortice di contraddizioni emotive che a poco a poco si stringe intorno a lui, lasciandolo disorientato e confuso.
Un gioco di specchi dove nessuno è quello che mostra al mondo
È un libro sulla caducità e la fragilità della coppia, sulla mancanza di certezze e sul desiderio di proiettare verso un indefinito altrove le proprie insoddisfazioni, quando i pilastri della propria vita affondano nella sabbia. Un forte tratto di inquietudine serpeggia lungo tutta la narrazione, presentandoci personaggi ambigui, come la madre di Claudia, e Carlo, l’anziano amico di famiglia che dispensa consigli non richiesti collocandosi a metà strada tra lo spettatore divertito e il burattinaio manipolatore. In un gioco di specchi dove nessuno sembra essere quello che mostra al mondo, Starnone ci conduce in una necessaria riflessione sulla debolezza dell’identità e il peso dei fallimenti. Lo scrittore non fornisce giudizi morali, non indica direzioni e nemmeno un finale, forse perché la destinazione ultima non può che essere… errata.
Una prosa che ipnotizza e che foraggia un’attenzione compiaciuta e quasi morbosa, una lettura consigliata a chi nei libri preferisce trovare domande, più che risposte.
IL VINO
Il vino da abbinare è, non a caso, un vino che non è quello che sembra, come un Orange wine, ovvero un bianco che ha la struttura e il corpo di un rosso, pur mantenendo inalterate le caratteristiche aromatiche e la freschezza dei bianchi.







Comments