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Undici solitudini

  • Writer: Michela Bilotta
    Michela Bilotta
  • 4 hours ago
  • 2 min read

Con una prosa magnifica e incipit perfetti, che in poche righe ti trascinano subito dentro la storia, questi racconti di Richard Yates sono un piccolo capolavoro. Come in Revolutionary road (romanzo superlativo), anche qui è difficile sottrarsi al talento dello scrittore nello scandagliare i vissuti dei personaggi – ma soprattutto i loro sentimenti – in situazioni che ci siamo trovati a vivere anche noi, o che ci sono familiari per la frustrazione, la collera e la delusione che provocano.


Il grande talento di Yates risiede nella capacità di dare al lettore il senso dell’intera esistenza di un personaggio attraverso un solo avvenimento. È la crepa da cui filtra la luce che illumina a giorno i dettagli nascosti delle vite di individui qualunque: impiegati insoddisfatti, aspiranti scrittori, disillusi reduci di guerra, ragazzi difficili, future spose titubanti, maestre arcigne, tassisti con sogni di gloria.


Con un linguaggio essenziale e tuttavia esaustivo, Yates ci regala una carrellata di undici solitudini dai tratti universali, undici buchi della serratura dai quali osservare la vita altrui, riconoscendovi parte della nostra. L’ultimo dei racconti, Costruttori, rasenta la perfezione.


La vita di chi si sente fuori posto

Sono storie che mettono a nudo quell’America fatta di uffici grigi, appartamenti in affitto e sogni ridotti a compromessi. Non ci sono eventi eclatanti, ma piccole cose a incrinare l’equilibrio del quotidiano, trasformando la normalità in una forma di tragedia sussurrata. Ogni solitudine è diversa, ma tutte parlano la stessa lingua: quella di chi si sente fuori posto, di chi abita esistenze silenziose, fatte di orari e convenzioni, ma che lascia trapelare, sotto una superficie ordinata, una malinconia ostinata. La scrittura, spoglia e precisa, non cerca mai l’effetto: scava, con pazienza, fino a far affiorare il dolore nascosto nella normalità.

Un coro sommesso di esistenze comuni

Ogni racconto è un frammento di solitudine che non chiede di essere risolto, ma solo riconosciuto. Ne emerge un coro sommesso di esistenze comuni, in cui la sconfitta non è un evento eccezionale, ma una condizione strutturale, vissuta a volte con rabbia, altre volte accettata con rassegnazione, spesso con una triste e lucida grazia.

Nutro una passione smodata per la penna di Yates e non ho paura di dire che i suoi racconti meritano di essere annoverati tra i più belli mai scritti.


IL VINO

Lettura da abbinare a uno Chardonnay californiano, vino ricco, dal sapore intenso e avvolgente come i sogni a cui aspirano i personaggi di Yates.

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Chi sono

Mi chiamo Michela Bilotta, sono nata a Salerno, ma vivo da oltre dieci anni a Bruxelles, dove mi occupo di comunicazione e ufficio stampa. Ho pubblicato guide turistiche, racconti, manuali per concorsi a cattedra.  La Metrica dell'oltraggio è il mio primo romanzo.

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