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Grandi scrittori, grandi bugiardi

Come i grandi della letteratura hanno usato lo show don’t tell...prima ancora che venisse inventato;)

i grandi scrittori

Un regista non metterebbe mai un cartello con scritto “questa stanza è triste”: forse userebbe un ambiente in penombra, un fuoco quasi spento in un camino e una tazza di caffè lasciata a metà. Con le parole bisogna fare lo stesso.

Nel post scorso abbiamo digerito la teoria dello Show, don’t tell. Oggi diventiamo voyeur e andiamo a spiare otto maestri della letteratura per capire come sono riusciti a trasformare una frase piatta in una scena indimenticabile, senza usare la scorciatoia degli aggettivi.

Pronti?... Iniziamo!


I pesi massimi internazionali


Ernest Hemingway – Addio alle armi

Show: “In autunno la guerra sembrava lontana. Le piogge continuarono e i soldati passavano sulla strada, bagnati, con le mantelline lucide di fango.”

Tell (La versione pigra): “Era un autunno deprimente e la guerra sembrava non finire mai.”

Perché funziona: Papà Hemingway non ti fa la lezioncina sulla tristezza della guerra. Ti scarica addosso secchi d’acqua e fango. Senti il freddo nelle ossa senza che lui abbia mai usato la parola “tristezza”.

Jane Austen – Orgoglio e pregiudizio

Show: “Elizabeth arrossì, non sapendo se ridere o arrabbiarsi. Si morse le labbra e distolse lo sguardo.”

Tell (La versione pigra): “Elizabeth si sentiva confusa, imbarazzata e decisamente turbata.”

Perché funziona: Austen inventa il disagio sociale prima ancora che avesse un nome. Invece di farci un elenco delle emozioni di Elizabeth, ci mostra i suoi micro-segnali di cortocircuito mentale. Praticamente una GIF d’altri tempi.

Lev Tolstoj – Anna Karenina

Show: “Anna non distolse lo sguardo da lui; il sorriso che le tremò sulle labbra era quasi impercettibile, ma lui arrossì.”

Tell (La versione pigra): “Anna era palesemente attratta da lui e lui ricambiava.”

Perché funziona: Tolstoj crea una tensione erotica pazzesca senza sfiorare i personaggi. È tutto un gioco di sguardi e capillari che si dilatano. Se avesse scritto “erano attratti”, avrebbe spento il fuoco sul nascere.

I nostri grandi classici

Elsa Morante – L’isola di Arturo

Show: “Aveva imparato a tacere: ma nei suoi occhi c’era sempre un lampo, come se dietro le ciglia abitasse il mare.”

Tell (La versione pigra): “Arturo era un ragazzo molto sognatore, profondo e malinconico.”

Perché funziona: Dire che un ragazzino ha “il mare dietro le ciglia” fa fare un salto di qualità all’anima del personaggio. La Morante non ti spiega Arturo: ti costringe a guardarlo dritto negli occhi.

Cesare Pavese – La luna e i falò

Show: “Le colline erano nere, l’aria odorava di terra bruciata. Sotto, il fiume pareva muoversi piano, come un animale stanco.”

Tell (La versione pigra): “Il paesaggio era desolato e io provavo una profonda nostalgia per il passato.”

Perché funziona: Pavese fa fare il lavoro sporco al paesaggio. La malinconia del ritorno non è spiegata, è proiettata su un fiume stanco e sulla terra bruciata. Il panorama diventa lo specchio dell’anima.

Elena Ferrante – L’amica geniale

Show: “Lila camminava scalza, ma sembrava non sentire la polvere né i sassi. Aveva gli occhi stretti, come se guardasse qualcosa che solo lei vedeva.”

Tell (La versione pigra): “Lila era una ragazzina testarda, misteriosa e molto determinata.”

Perché funziona: Ferrante ci fa capire la cazzimma e l’alienazione di Lila attraverso i piedi nudi sui sassi. Non hai bisogno di aggettivi per capire che Lila ha una marcia (e un mondo) in più.

Pier Paolo Pasolini – Ragazzi di vita

Show: “Riccetto si accese una sigaretta con aria di chi non aveva niente da perdere, sputando verso il tramonto.”

Tell (La versione pigra): “Riccetto era un adolescente ribelle, strafottente e arrabbiato con il mondo.”

Perché funziona: C’è più caratterizzazione in uno sputo verso il tramonto che in tre pagine di saggio psicologico. Pasolini fotografa un atteggiamento e ti incolla il personaggio in testa all’istante.

Goffredo Parise – Il prete bello

Show: “Le donne lo seguivano con gli occhi, anche quando fingevano di guardare altrove. E lui, senza mai voltarsi, sapeva che lo facevano.”

Tell (La versione pigra): “Il prete era un uomo estremamente affascinante e consapevole del proprio bell’aspetto.”

Perché funziona: Parise descrive il fascino come un superpotere magnetico invisibile. Zero aggettivi sulla bellezza fisica, solo fisica degli sguardi. Vanità allo stato puro, senza mai nominarla.

Notato niente? Nessuno di questi giganti ha usato formule preconfezionate. Hanno lasciato che fossimo noi lettori a fare due più due. Perché la buona scrittura non ti imbocca: ti invita a cena e ti lascia godere lo spettacolo.

E voi? Qual è l’esempio che vi ha convinti di più?

Se volete cimentarvi con la pratica, ecco tre proposte pigre da trasformare in show efficace:

· Marta era terrorizzata (cosa sta facendo il suo corpo?)

· La stanza era in uno stato di caos totale (quali oggetti ci sono e come sono disposti?)

· Era evidente a tutti che tra i due non corresse buon sangue (perché, cosa fanno, come interagiscono?)

Non vedo l’ora di leggere i vostri commenti!

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Chi sono

Mi chiamo Michela Bilotta, sono nata a Salerno, ma vivo da oltre dieci anni a Bruxelles, dove mi occupo di comunicazione e ufficio stampa. Ho pubblicato guide turistiche, racconti, manuali per concorsi a cattedra.  La Metrica dell'oltraggio è il mio primo romanzo.

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