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Come nascono le idee?

Durante le presentazioni del mio libro, la domanda che mi è stata posta con maggiore frequenza è: com’è nata l’idea del romanzo?
Domanda semplice, risposta complessa.
Perché una risposta univoca non esiste e, soprattutto, la risposta immediata sarebbe: non lo so.

come nascono le idee

Come nascono le idee?
Durante le presentazioni del mio libro, la domanda che mi è stata posta con maggiore frequenza è: com’è nata l’idea del romanzo?
Domanda semplice, risposta complessa.
Perché una risposta univoca non esiste e, soprattutto, la risposta immediata sarebbe: non lo so.
Sembra che Stevenson abbia avuto l’idea dell’isola del tesoro da un disegno di suo figlio. Frankenstein, di Mary Shelley, è nato in una sera di pioggia a casa di Lord Byron, quando i presenti decisero di passare il tempo inventando storie dell’orrore. Harry Potter è nato da un casuale ritardo di un treno da Manchester a Londra che costrinse la Rowling, per ingannare l’attesa, a pensare a una storia.
L’idea non nasce mai dal nulla, è sempre il tassello finale di un lungo processo di immagazzinamento di informazioni, emozioni, situazioni. Ed è evidente che non ci siano strategie universalmente valide per la nascita delle idee narrative, però io una certezza ce l’ho: quando l’idea giusta arriva, lo sapete sempre.

Esistono tecniche che favoriscono la nascita delle idee?
Sicuramente approfondire le letture del genere al quale vogliamo appartenga il nostro romanzo aiuta, purché lo facciamo con sguardo critico, per esempio focalizzando l’attenzione sui personaggi secondari, sull’ambientazione, sui dialoghi. Soprattutto se la nostra storia appartiene a un genere preciso, dobbiamo sapere tutto di quel genere (giallo, romance, noir, etc.).

Un altro metodo utile è quello dell’ascolto. Se ci troviamo nella sala d’aspetto di uno studio medico, o in fila alla cassa di un supermercato, o nello spogliatoio in palestra, ascoltiamo i dialoghi delle persone che ci circondano e proviamo a immaginarne le storie, le loro situazioni familiari e professionali.
Un altro spunto può essere offerto dai luoghi. Se abbiamo già in mente l’ambientazione fisica della nostra storia, un’ottima idea è visitare il luogo, perché anche i luoghi ci parlano e possono suggerirci degli intrecci narrativi che magari non avevamo considerato. Oppure possiamo soffermarci sulle emozioni, negative o positive, che hanno suscitato in noi degli spettacoli a cui abbiamo assistito. Ogni cosa può diventare una sorta di catalizzatore emotivo da cui si sprigionano le idee per le nostre storie.

Due aneddoti
E, a proposito di idee, nelle agenzie pubblicitarie una delle tecniche più usate è quella del brainstorming, letteralmente tempesta di idee. Affinché un brainstorming funzioni, è necessario essere indulgenti con sé stessi e sospendere il giudizio verso le proposte dei colleghi: tutte hanno la stessa dignità, e da un’idea apparentemente banale può nascere quella geniale. Annamaria Testa, una delle più grandi copywriter italiane, racconta che durante un brainstorming per il lancio di un brand di caffè al quale si voleva conferire un’immagine di unicità e di pregio, si era arrivati a un punto morto: nessuno sembrava avere l’idea vincente. A un tratto, sfiduciata, intinse il dito nella tazzina del caffè che aveva appena bevuto e se lo passò dietro le orecchie, come se fosse un profumo. A quel punto tutti la guardarono e in quel preciso momento seppero di aver trovato l’idea creativa di quella che sarebbe diventata una delle pubblicità più iconiche degli anni Novanta.

L’altro esempio, questa volta personale (e guarda caso c’è sempre un profumo di mezzo) è il mio. Lavoravo come direttrice creativa per un’agenzia il cui principale cliente era un brand di profumi di nicchia. Stavamo facendo da ore un brainstorming per il lancio della nuova fragranza il cui storytelling raccontava la storia di una ragazza arsa al rogo come strega. Avevamo la storia, avevamo il visual: mancava solo il nome del profumo. A un certo punto una mia collega buttò lì l’idea di chiamarlo come una delle quattro stagioni. La titolare istintivamente esclamò: Maisia!, un’espressione molto usata in Puglia e che significa: Non sia mai!
Io la guardai e dissi: ecco il nome del profumo! Era immediato, significativo, perché è un auspicio affinché determinate cose non accadano più, e perfettamente in linea con il messaggio che volevamo veicolare.
Questo per dire che la nascita di un’idea creativa è sempre imprevedibile, ma che spesso è determinata dal confronto e dall’esposizione a idee e impressioni che apparentemente non c’entrano nulla con quello che stiamo cercando.

Un consiglio espresso?
Quando avete un’idea che vi sembra buona, rivalutatela il giorno dopo per capire se lo è davvero. Spesso idee che sembrano geniali la sera non lo sono al risveglio.
A questo proposito, si racconta che uno scrittore, colto da un’idea che reputava geniale, la appuntò sul suo taccuino per non dimenticarla, ma la mattina seguente lesse: ragazzo incontra una ragazza e si innamorano.

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Chi sono

Mi chiamo Michela Bilotta, sono nata a Salerno, ma vivo da oltre dieci anni a Bruxelles, dove mi occupo di comunicazione e ufficio stampa. Ho pubblicato guide turistiche, racconti, manuali per concorsi a cattedra.  La Metrica dell'oltraggio è il mio primo romanzo.

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